Colpo di scena, il boss Belforte lascia tutti di stucco


MARCIANISE. E’ un autentico colpo di scena quella che si è vissuto questa mattina durante il processo per processo per l’omicidio di Vincenzo Passariello, imprenditore casertano e fratello dell’ex consigliere regionale Luciano. Passariello venne ucciso dai sicari del clan Belforte nel 1998 a San Clemente.

 

Questa mattina nel processo con rito ordinario che vede alla sbarra un unico imputato, Gennaro Buonanno detto “Gnucchino” (nell’altro filone si è già giunti alla sentenza di primo grado), doveva essere ascoltato quale teste dell’accusa il boss Domenico Belforte. L’ex capoclan, detenuto ormai da oltre quindici anni, aveva, infatti, reso dichiarazioni accusatorie che erano state poi inserite nell’ordinanza di custodia cautelare.

 

Poche ore fa, però, al momento di confermare tale ricostruzione è avvenuto il colpo di scena: Domenico Belforte, collegato in videoconferenza dal carcere di Sassari, ha ritrattato quelle dichiarazioni. Anzi, è andato anche oltre. L’ex capoclan ha spiegato di averle dette per ottenere all’epoca la revoca del regime del 41bis (il cosiddetto “carcere duro”), al quale è ancora ristretto, facendo balenare addirittura l’ipotesi di una collaborazione con la giustizia, poi mai avviata al contrario del fratello Salvatore. Di fatto ha scagionato Buonanno, affermando, a contrario del verbale contenuto nel provvedimento, che “o’ Gnucchino” non era presente al summit poichè fu lo stesso capoclan a convocare Angelo Grillo.


 

Dichiarazioni clamorose, che hanno sorpreso tutti, e che hanno gettato un’ombra anche su quanto già messo a verbale. Lo stesso boss non avrebbe fatto molto per confutare i dubbi generati da questa sua inattesa presa di posizione. Alla luce di questo il processo va avanti, in attesa della sentenza per l’unico imputato che ha scelto il rito ordinario: Gennaro Buonanno, storico ras della camorra marcianisana detto “Gnucchino”. Il 21 febbraio è fissata la discussione del suo legale, l’avvocato Giuseppe Foglia.

L’indagine, avviata nel marzo del 2012, portò a nuove accuse anche per l’imprenditore Angelo Grillo, legato al sodalizio camorristico marcianisano, il quale, secondo la Dda, al fine di imporsi nel settore terziario e di aggiudicarsi l’appalto per le pulizie dei presidi ospedalieri dell’Asl Ce1, non aveva esitato a commissionare ai vertici dei Belforte, l’omicidio dell’imprenditore Vincenzo Passariello, già leader del settore pulizie e vincitore di appalti di servizio da prestare all’Asl di Caserta, suo concorrente e di intralcio alla sua ascesa imprenditoriale.

 

 



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