Blitz anticamorra, 9 indagati per omicidio



SANTA MARIA A VICO/SAN NICOLA LA STRADA. Sono nove in totale le persone indagate per l’omicidio dell’ex assessore di San Nicola Vincenzo Feola.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai carabinieri per due boss storici dei Casalesi già detenuti da tempo, Francesco Bidognetti “Cicciotto e mezzanotte” e Francesco Schiavone “Cicciariello” e per due a piede libero fino al blitz di due giorni fa. Si tratta di Andrea Cusano, 60 anni, di Caserta (ma arrestato a Cantù) e Ettore De Angelis, 53 anni, di Santa Maria a Vico. L’arresto di quest’ultimo in particolare ha destato molto scalpore sia per il clamore del blitz che per il personaggio.

Nella mattinata di martedì in via Caudio si sono presentate decine di carabinieri per procedere alla cattura di De Angelis: l’uomo si era trasferito a Santa Maria a Vico diversi anni fa per lavoro, visto che in città gestiva un negozio di abbigliamento. Non ha opposto resistenza all’arresto, poi i carabinieri hanno sottoposto a perquisizione l’abitazione, che si trova a pochi metri dalla Basilica dell’Assunta.

Nell’indagine ci sono anche cinque indagati a piede libero: si tratta dei pentiti Giuseppe Misso (di San Cipriano), Nicola Panaro (di San Cipriano) e Cipriano D’Alessandro (di San Cipriano) e di altre due persone per le quali è stato rigettato l’arresto richiesto dal pm. Sono Walter Schiavone, fratello di “Sandokan” e Domenico Ruggiero, 54 anni, residente nella frazione Sant’Angelo in Formis di Capua. In particolare su quest’ultimo non convergono le dichiarazioni dei pentiti: per alcuni avrebbe controllato he non ci fossero persone in strada a intralciare l’agguato, ma al momento su questo punto non sembrano esserci riscontri oggettivi.

 

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La Dda di Napoli (pm Annamaria Lucchetta) e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno anche ricostruito l’identità dei sicari grazie alle dichiarazioni proprio di uno dei due killer, Nicola Panaro, oggi collaboratore di giustizia; questi ha indicato come altro esecutore materiale Michele Iovine, ucciso nel 2008 a Casagiove nel periodo in cui era il referente dei Casalesi nella città di Caserta. Più volte, negli anni, la Dda di Napoli aveva provato a risolvere il caso, salvo poi doversi sempre arrendere di fronte alla mancanza di elementi certi per poter incriminare mandanti ed esecutori. Due anni fa però Panaro, poco dopo essersi pentito, ha iniziato a raccontare del delitto, seguito poi da altri due ex esponenti di rilievo del clan capeggiato da Francesco Sandokan Schiavone, ovvero Cipriano D’Alessandro e Giuseppe Misso.

L’omicidio, è emerso, fu ordinato perché Feola aveva deciso di uscire dal Cedic, il Consorzio formato dall’aziende di calcestruzzo e creato da Antonio Bardellino e Carmine Schiavone, quest’ultimo cugino di Sandokan e primo pentito dei Casalesi (morto qualche anno fa), che in provincia di Caserta aveva il monopolio della fornitura del materiale per l’edilizia e gestiva tutti gli appalti edili. Feola aveva capito che poteva guadagnare di più attraverso una normale concorrenza, ovvero abbassando i prezzi di vendita del calcestruzzo e soprattutto non voleva più pagare la tangente sui lavori di costruzione del Centro Orafo Tarì di Marcianise che stava effettuando in quel periodo; credeva inoltre di poter ottenere l’appoggio del clan operante proprio a Marcianise, i Belforte. Il Cedic teneva alti i prezzi di vendita del calcestruzzo, secondo le logiche dei cartelli produttivi, ma pagava poco le aziende consorziate, 2000 lire per ogni metro cubo di cemento distribuito. La decisione di Feola di uscire dal consorzio provocò dunque la reazione dei capi del clan dei Casalesi che diedero ordine di giustiziare l’imprenditore ribelle.

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GLI ARRESTATI

INDAGATI A PIEDE LIBERO

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