Totò Riina si presenta in barella ai giudici. ECCO COME E’ DIVENTATO



NAZIONALE. Il boss mafioso Totò Riina si è presentato davanti ai giudici di Palermo in videoconferenza dall’ospedale di Parma per seguire l’udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, come ieri (nel processo a Firenze sulla strage del treno 904) era disteso su una barella. Riina è detenuto a Parma dal 2013, ed è da 24 anni in carcere.

La presenza oggi, in videoconferenza, del capo di Cosa Nostra segue le polemiche dei giorni scorsi, dopo che la Cassazione ha in qualche modo aperto al differimento della pena per lui, ormai ottantaseienne e con diverse gravi patologie, annullando un provvedimento del Tribunale di Bologna su un ricorso dell’avvocato di Riina e rinviando la decisione al tribunale di sorveglianza che dovrà decidere sulla richiesta del difensore del boss, finora sempre respinta. Il processo è stato rinviato a domani per l’assenza dell’imputato Mario Mori.

L’INTERVENTO DI PIETRO GRASSO. Se Totò Riina volesse la cessazione del regime di massima sicurezza 41-bis “potrebbe ottenerla” come prevede la legge “collaborando e facendoci sapere chi erano ad esempio le persone importanti, come disse lui, che lo contattarono prima delle stragi, facendoci sapere le tante cose che ancora non sappiamo”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso intervistato da Melog, su Radio 24. “Lui stresso aveva detto – ha proseguito Grasso – che era stato ipotizzato di uccidere Falcone a Roma ma poi disse ‘abbiamo trovato cose più importanti, facciamo la strage a Palermo’. Ci potrebbe far capire chi ha fatto”.

PARLA IL COISP. “Non basta una vita per scontare tanta ferocia, farlo uscire e’ follia. Lo Stato ha il dovere di fare giustizia”. Lo dice il Coisp, una delle sigle sindacali di polizia, a proposito di Toto’ Riina e della richiesta della Cassazione al giudice di sorveglianza di Bologna di riesaminare il ricorso con cui la difesa di Riina chiede il differimento della pena per il boss gravemente malato. La nota del segretario generale del Coisp, Domenico Pianese, si apre riproponendo la vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di Santino, un pentito di mafia, rapito il 23 novembre 1993 a 13 anni e, dopo 779 giorni di prigionia, massacrato e poi l’11 gennaio 1996 sciolto nell’acido per far sparire ogni traccia.

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“Questa e’ la piu’ ‘dignitosa’ delle morti prodotte da Toto’ Riina. Questo, fra tutti i crimini nefandi che ha commesso, e’ la piu’ agghiacciante delle morti ‘dignitose’ che ha prodotto – dice il segretario del Coisp – E’ stato mandato in galera per rispondere anche di questo. E non gli basteranno tutti i giorni che gli restano neppure per avvicinarsi a scontare il debito che ha verso questa Italia sconvolta dalla sua ferocia. Farlo uscire addirittura prima, al cospetto della memoria del piccolo Di Matteo e’ qualcosa che in base al piu’ banale senso critico rasenta l’incomprensibile, la follia, qualsivoglia possa essere la motivazione posta alla base di una tale decisione”. Per Pianese, “cio’ che conta e che deve venire prima e’ la dignita’ del ricordo di un bambino; la dignita’ del sacrificio di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e delle loro scorte; la dignita’ delle divise di quelli che hanno pagato e ancora pagano cara la scelta di stare dalla parte dello Stato senza se e senza ma. Lo Stato adesso stia dalla loro parte alla stessa maniera. Cercare vendetta no, ma pretendere giustizia si'”.

Totò Riina (fonte foto Quarto Grado)

Il segretario del Coisp sottolinea che “lo Stato ha il dovere di fare vera giustizia, ha il compito di impedire che passi il messaggio simbolico della liberazione di una belva mai sazia di sangue che non ha conosciuto alcun limite dettato anche da un briciolo di umanita’ pur di dimostrare la sua superiorita’ criminale, i cittadini hanno diritto e bisogno di sapere che la pena ha un senso perche’ viene espiata. Se Riina non finisce i suoi giorni in carcere allora e’ la morte del nostro lavoro, e certamente una morte niente affatto dignitosa”.

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