La frase choc del boss al sindaco: “Questo è uomo mio”


ORTA DI ATELLA/CASAL DI PRINCIPE. Uno era il primo cittadino del Comune che sarebbe diventato il più popoloso dell’agro aversano, scalzando proprio Casal di Principe. L’altro era l’erede designato nella dinastia criminale casalese, il primo, in ordine di successione, tra i figli di Francesco Schiavone “Sandokan”. Ruoli diversi, città distanti, ma rapporti strettissimi, con un unico comune denominatore: il mega affare legato alla speculazione edilizia che ha trasformato per sempre Orta di Atella.

A svelare tutto è nel 2012 Gaetano Vassallo, fino ad allora referente dei Casalesi per il riciclaggio dei rifiuti, in un verbale contenuto proprio nell’ordinanza eseguita qualche giorno fa all’ex sindaco ortese Brancaccio. “Tutte le attività edili ed imprenditoriali sul Comune di Orta di Atella venivano gestite direttamente da Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, o attraverso i suoi referenti, ovvero i fratelli Russo. Come riferito, il sindaco Brancaccio è stato eletto grazie all’aiuto del clan dei Casalesi. Il sindaco di converso doveva aiutare tutte le imprese legate al clan per attività edili su Orta di Atella. La ditta ha costruito diversi immobili ad Orta di Atella grazie ai contatti ed ai soldi che forniva Nicola Schiavone”.

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Gaetano Vassallo fa pure il nome di un imprenditore della zona e continua: “Spesso si incontrava con Carmine Iovine e lui stesso mi diceva che: ‘Nicola era forte’ intendendo dire che era potente. Ricordo tra l’altro che i loro terreni agricoli venivano trasformati in edificabili grazie a Brancaccio. Posso riferire che nel Comune di Orta di Atella lavoravano numerose ditte di Giugliano che sapevo collegate al clan Mallardo. Sono in grado di riferire che Nicola Schiavone aveva dei rapporti di stretta collaborazione con il clan Mallardo. Si sono svolte diverse riunioni sia presso la mia abitazione sia presso una ditta di Casal di Principe alle quali partecipavano Nicola Schiavone ed imprenditori di Giugliano legati al clan Mallardo ed in alcuni casi esponenti del clan Mallardo per parlare sempre di vicende relative alla realizzazione di immobili o alle estorsioni”.

“Il sindaco Brancaccio riceveva in cambio del rilascio dei permessi a costruire somme di denaro o direttamente degli appartamenti che venivano realizzati. Naturalmente tutti i permessi a costruire rilasciati erano illegittimi nel senso che venivano emessi su terreni che avevano una destinazione non edificabile” prosegue Vassallo che conclude l’interrogatorio davanti al pm della Dda con una frase difficile da dimenticare: “Preciso che in diverse circostanze, Nicola Schiavone facendo riferimento al sindaco Brancaccio diceva testualmente ‘questo è un uomo mio’”.



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