Da boss a pentito, le 5 figure chiave e i fattori. PERCHE’ SI’ E PERCHE’ NO



MARCIANISE. Dopo le perquisizioni e il ritrovamento della corrispondenza tra i coniugi, a Marcianise si parla con insistenza di una possibile scelta collaborativa del boss Domenico Belforte. Analizziamo le figure chiave ed i fattori che potrebbero influenzare la scelta del capoclan. La speranza di tutti coloro che sono dalla parte della legalità è che il capoclan si penta contribuendo a fare luce sui misteri che ancora avvolgono alcuni episodi degli anni più bui di Marcianise e i rapporti intessuti col mondo politico.

LE CINQUE FIGURE CHIAVE

LA MOGLIE. Maria Buttone è il personaggio chiave di questa vicenda, più ancora del marito. E’ passata recentemente dal 41bis (una delle poche donne al carcere duro) ai domiciliari a Marcianise, poi un nuovo arresto ed ancora i domiciliari, stavolta a Rimini. E’ stata la destinataria della lettera del marito, alla quale ha risposto con la linea della fermezza, la stessa che traspare anche nelle ultime indagini dove sembra aver preso addirittura le redini della famiglia.

LA NUORA. E’ un personaggio apparentemente minore in questa vicenda, poiché libera. Di lei, però, il boss Domenico Belforte sembra fidarsi molto, stando almeno ai colloqui intercettati in carcere ed acquisiti dalla Dda. Non a caso le forze dell’ordine hanno ispezionato anche la sua dimora dopo che dal carcere di Sassari era partita la lettera di Domenico Belforte, poi indirizzata unicamente alla consorte.

I FIGLI. Nella missiva inviata alla moglie Domenico Belforte dice di volersi pentire per salvare suo figlio. E’ logico che la detenzione di Salvatore, fino a gennaio tenuto sempre alla larga dalle vicende del clan, ha cambiato qualcosa. Il capoclan dei Mazzacane teme “l’effetto Sandokan” (tutti i 5 figli maschi di Schiavone sono stati arrestati nel giro di 6 anni) e potrebbe meditare tale mossa per alleviare le posizioni sia di Salvatore (fermato a gennaio) che del primogenito Camillo, arrestato nel 2011 ed ancora detenuto.

IL PM. Dall’altra parte della bilancia c’è lui, Luigi Landolfi, sostituto procuratore della Dda. Tanti in passato si erano occupati della camorra di Marcianise, ma nessuno come lui ha saputo infliggere colpi pressoché definitivi ai Mazzacane. Con lui si sono già pentiti pezzi grossi come Bruno Buttone e Salvatore Belforte che gli hanno permesso di far luce sia sugli anni delle stragi che sulle connivenze con politica e imprenditoria (valga per tutti l’esempio di Angelo Grillo). Di Landolfi parlano sia la Buttone (“lo vuole far pentire per forza” disse un’intercettazione) che il marito (concetto ribadito nella lettera)-

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I FRATELLI. Salvatore Belforte ha fatto cadere un tabù nella camorra marcianisana. Prima di lui nessun capoclan si era pentito. La sua scelta ha aperto la strada al congiunto Domenico che come lui ha diversi ergastoli sul groppone. Diversa la posizione di Benito Belforte, imprenditore, fino a qualche settimana fa mai associato alle vicende dei fratelli boss: ora è detenuto ed attende l’inizio del processo con rito abbreviato.

 

PERCHE’ POTREBBE PENTIRSI

TEMPO. A settembre Domenico Belforte taglierà il traguardo del diciannovesimo anno trascorso di fila dietro le sbarre, tutti al 41bis. Un periodo lunghissimo anche per un ex cutoliano come lui che dall’entrata in carcere (settembre 1998) non è mai uscito, al contrario del fratello Salvatore che tornò a Marcianise, seppur per pochi mesi, nel 2006.

FAMIGLIA. Come prospettato nell’ormai famosa lettera anticipata da “Il Mattino” il boss vuole salvare più che se stesso (troppi gli ergastoli alla soglia dei 60 anni) i suoi due figli detenuti.

SITUAZIONE ECONOMICA. I Mazzacane non vivono più negli agi di un tempo. Il tesoro del clan si è dissolto sotto i colpi di decine di sequestri soprattutto ai danni dei prestanome. Gli eredi sono “costretti” a lavorare per portare a casa lo stipendio, come lo stesso Salvatore che prima dell’arresto prestava servizio come vigilantes con sommo dispiacere del padre (manifestato in un colloquio in carcere).

PERSONALITA’. Non è la prima volta che si parla di un possibile pentimento di Domenico Belforte. Tale strada si prospettò poco dopo l’arresto, ma il capoclan tornò sui suoi passi. Negli ultimi anni ci sono state delle ammissioni e poi una lettera nella quale Mimì Belforte si autoaccusava di 25 delitti dicendo ai magistrati che avrebbe fatto trovare il corpo di una donna.

 

PERCHE’ POTREBBE NON PENTIRSI

RIVALI. I Mazzacane non sono più di fatto un clan strutturato, ma continuano a riscuotere il pizzo ed ad incutere timore (come evidenziato dalla Dda nell’ultima inchiesta) anche per il fatto che sul territorio di Marcianise attualmente non ci sono cosche rivali. Nessuna nuova formazione all’orizzonte, tantomeno si può pensare ad un ritorno importante dei Piccolo sulla scena criminale.

PROCESSI. Domenico Belforte potrebbe attendere l’esito dei processi che riguardano la moglie Maria Buttone e il figlio Salvatore (peraltro si prospetta l’abbreviato) prima di decidere, prendendo ulteriormente tempo.

MARCIANISE, PERQUISIZIONI ALLA FAMIGLIA DEL BOSS

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