Tangenti dal clan ai politici di Marcianise, spuntano nuove rivelazioni


MARCIANISE. Così fan tutti. A Casale, ma anche a Marcianise. Un vero e proprio sistema con la camorra che foraggia i politici attraverso le mazzette durante la campagna elettorale ed in cambio ne riceve favori in edilizia e appalti. Lo ha raccontato Bruno Buttone, anche nell’ultima inchiesta sulle connessioni tra clan e amministrazioni, quella che ha portato all’arresto di Angelo Brancaccio.

Nell’ordinanza siglata dal gip Maria Luisa Miranda c’è anche un verbale di interrogatorio che l’ex boss di Puzzaniello rilasciò nel maggio 2013, dopo aver scelta di collaborare con la giustizia. Racconta di una riunione tra pezzi grossi di due cosche

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Parlano di politici, più che di politica i quattro boss in quello che è un vero e proprio incontro al vertice tra i Casalesi ramo Schiavone e il clan Belforte. Presenti Salvatore Belforte, Sebastiano Panaro, Massimo Russo e lo stesso Bruno Buttone. “Finimmo per parlare anche della situazione di Orta di Atella anche perchè io avevo saputo di alcuni summit di camorra. Tornando agli interessi criminali che il gruppo di Peppe o Padrino aveva su quel territorio posso riferire che proprio Sebastiano Panaro mi disse che attraverso il rapporto anche con il sindaco Brancaccio, gli interessi criminali del gruppo potevano espandersi”.

Un confronto superficiale ma che a Buttone fece intendere che il metodo che i Mazzacane utilizzavano a Marcianise era seguito anche da altri sodalizi criminali della provincia: “Panaro non mi fece riferimento a fatti specifici né a specifiche tangenti che venivano pagate dal sindaco, mi disse solo che le imprese che stavano costruendo erano direttamente loro e che avevano potuto operare proprio grazie a questa connivenza. Io so bene che così come avveniva anche con i nostri politici: per ottenere ciò i Casalesi dovevano necessariamente elargire favori e somme di denaro ai politici locali”.



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